Rabbia fuori controllo: quando il problema non è la rabbia

Non è un’emozione da eliminare, ma un segnale da ascoltare

“Non so cosa mi sia preso.”

Molte persone descrivono così gli episodi in cui la rabbia prende il sopravvento.

È bastata una frase del partner, una risposta di un figlio, un commento sul lavoro o una situazione percepita come ingiusta. In pochi istanti il tono della voce cambia, il corpo si irrigidisce, le parole escono prima ancora di essere pensate.

Poi, quando tutto si calma, arrivano il senso di colpa e le domande su di sè.

“Perché reagisco così?”
“Perché non riesco a controllarmi?”
“Cosa c’è di sbagliato in me?”

Chi vive queste esperienze spesso teme di avere un problema con la rabbia.
In realtà, nella maggior parte dei casi, non è l’emozione in sé a essere il problema.

La rabbia, infatti, è un’emozione fondamentale dell’essere umano.
Come la paura, la tristezza o la gioia, svolge una funzione adattiva: ci informa che qualcosa, dentro o fuori di noi, merita attenzione.

La rabbia non è una nemica

La nostra cultura ci insegna fin troppo presto che alcune emozioni sono più inaccettabili di altre.

La tristezza suscita comprensione. La paura può essere accolta.
La rabbia, invece, viene spesso associata a perdita di controllo, aggressività o cattiveria dell’anima.

Il risultato di questo racconto sulla rabbia è che moltissime persone si sforzano di reprimerla, di minimizzarla o se ne vergognano.

Ma la rabbia nasce per proteggerci, guerriera e alleata insieme a tutte le altre emozioni di cui siamo capaci.

Può comparire quando un nostro limite viene oltrepassato, quando ci sentiamo svalutati, quando percepiamo un’ingiustizia o quando un bisogno importante rimane inascoltato.

In altre parole, la rabbia è spesso un modo con cui il nostro organismo ci segnala che qualcosa non sta funzionando nel rapporto con noi stessi o con l’ambiente.

Non ci dice necessariamente cosa fare. Piuttosto, ci indica ciò che varrebbe la pena fermarsi ad ascoltare.

Quando la rabbia diventa troppo intensa

Quando tra ciò che proviamo e il modo in cui reagiamo si riducono il tempo e lo spazio, la rabbia diventa ingestibile e impulsiva.

Ci troviamo a reagire, prima della possibilità di scegliere.

Alziamo la voce, interrompiamo una conversazione, pronunciamo parole che non avremmo voluto dire o assumiamo atteggiamenti che, poco dopo, non sentiamo davvero nostri.
Facciamo cose di cui ci vergogniamo immediatamente. Piatti rotti, pugni che bucano una porta, a volte, tristemente, gesti violenti verso l’Altro o noi stessi.

In quei momenti tendiamo a giudicarci come impulsivi o incapaci di controllarci.

Ma comprendere cosa accade dentro di noi e nel sistema nervoso ci permette di rileggere queste esperienze con maggiore complessità.

Quando percepiamo una minaccia — reale o soggettivamente vissuta come tale — il nostro organismo mobilita rapidamente le risorse necessarie per proteggerci.
La riflessione cede temporaneamente posto all’azione.
È una risposta che ha avuto un enorme valore evolutivo e che continua, ancora oggi, ad aiutarci nelle situazioni di reale pericolo.
Diventa però fonte di sofferenza quando si attiva troppo frequentemente o in contesti che non richiedono una risposta così intensa.

Il corpo parla prima delle parole

È il corpo, prima ancora di noi, ad accorgersi che siamo arrabbiati.

Le spalle si irrigidiscono.
La mandibola si contrae.
Il cuore accelera.
Il respiro diventa più rapido.
Alcune persone riferiscono di sentire calore al viso, altre una forte tensione nelle mani o nello stomaco.

Secondo la Teoria Polivagale di Stephen Porges, queste reazioni riflettono un cambiamento nello stato del sistema nervoso autonomo.

Quando il nostro organismo interpreta una situazione come potenzialmente minacciosa, entra in una condizione di mobilizzazione: aumenta l’energia disponibile per affrontare il pericolo, difendersi o reagire (la tipica modalità attacco-fuga).

In questo stato diventa più difficile accedere a quelle funzioni che ci permettono di riflettere con calma, mentalizzare e considerare prospettive diverse dalla nostra.

Non abbiamo perso improvvisamente la nostra capacità di ragionare, ma il nostro organismo sta dando priorità alla sopravvivenza.

Sotto la rabbia, cosa c’è?

Raramente la rabbia è un’emozione isolata.
Molte volte rappresenta la parte più visibile di un’esperienza emotiva molto più complessa.

Sotto la rabbia possiamo trovare paura.
Tristezza.
Vergogna.
Senso di esclusione. O isolamento.
Impotenza.
Ingiustizia.
Bisogno di sentirsi visti e riconosciuti.

Comprendere quale vissuto porta a un’esplosione di rabbia, non significa giustificare qualsiasi comportamento.
La responsabilità delle nostre azioni rimane sempre nostra.

Però possiamo imparare a chiederci non soltanto “Perché mi sono arrabbiato?”, ma anche

“Come mi sono sentito/a un attimo prima di esplodere?”
“Quale parte di me stavo cercando di proteggere?”
“Quale bisogno è rimasto senza risposta?”

Sono domande che aprono uno spazio di comprensione molto più utile del giudizio negativo verso sé stessi.

Regolare la rabbia è possibile

Esiste un equivoco molto diffuso, per cui si pensa che regolare una emozione significhi controllarla o non provarla più.

Nella realtà, la regolazione emotiva riguarda la capacità di restare in relazione con ciò che proviamo senza esserne travolti. (Ne avevo scritto QUI).

Una persona emotivamente regolata continua a provare rabbia.
Ma riesce progressivamente a riconoscere i segnali del corpo, comprendere cosa sta accadendo e creare uno spazio tra l’emozione e la risposta.

Reprimere e ingoiare sistematicamente la rabbia non rappresenta una vera forma di regolazione ma un meccanismo disfunzionale che porterà ad altri tipi di danni.
Quando un’emozione viene trattenuta, può trasformarsi nel tempo in sintomi psicologici e/o fisici, aumentando il malessere e la sofferenza.

Il ruolo della rabbia in un percorso psicologico

Durante il percorso può essere utile imparare a riconoscere precocemente i segnali corporei dell’attivazione, individuare le situazioni che tendono ad attivarla maggiormente, comprendere quali bisogni o vulnerabilità stanno emergendo e sviluppare modalità più flessibili di risposta.

Questo lavoro integra spesso la consapevolezza corporea, la regolazione del sistema nervoso, la comprensione delle emozioni e la costruzione di nuove modalità relazionali.

Non per diventare persone che non si arrabbiano mai, ma per poter scegliere, sempre più spesso, come rispondere a ciò che sentiamo.

La rabbia non è il contrario della calma. È una delle tante voci con cui il nostro organismo cerca di comunicare con noi.

Riferimenti bibliografici per approfondire

  • Porges, S. W. (2018). La guida alla teoria polivagale. Il potere trasformativo della sensazione di sicurezza. Giovanni Fioriti Editore.
  • Gross, J. J. (1998). The Emerging Field of Emotion Regulation: An Integrative Review. Review of General Psychology, 2(3), 271–299.
  • Ekman, P. (2010). Te lo leggo in faccia. Riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste. Amrita.
  • Kernberg, O. F. (2020). ⁠Odio, rabbia, violenza e narcisismo. Casa Editrice Astrolabio.
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