Perché sto peggio quando mi rilasso?

Finalmente le vacanze sono arrivate… Perché proprio adesso fai così fatica a rilassarti?

Le aspetti per mesi.

Immagini quel momento in cui finalmente potrai fermarti, dormire qualche ora in più, leggere un libro che ti aspetta impolverato sul comodino, fare una passeggiata senza guardare continuamente l’orologio e il cellulare.

Poi, quando le vacanze arrivano, ti senti peggio di quando lavori.

C’è chi si sente improvvisamente stanchissimo, come se il corpo accusasse tutto insieme. Chi si accorge di essere più irritabile del solito. Chi continua a pensare al lavoro, alle cose da fare, ai messaggi a cui rispondere. Chi si sente inquieto, fatica a rilassarsi o prova addirittura più ansia di prima.

E ti chiedi
Perché sto peggio proprio adesso che dovrei finalmente stare bene?

Il nostro corpo non ha un interruttore

Siamo abituati a immaginare il riposo come qualcosa che dipende semplicemente dalla volontà.
Finisco di lavorare. Parto per le vacanze. Mi sdraio sul lettino. Mi rilasso.
Ma il nostro sistema nervoso non funziona così.

Quando attraversiamo settimane o mesi impegnativi, il nostro organismo mobilita molte risorse – spesso tutte quelle che ha – per affrontare richieste continue, scadenze, responsabilità e imprevisti. Lo stress è una risposta naturale, che ci permette di adattarci alle difficoltà e di continuare a funzionare anche quando le richieste ambientali sono notevoli.

Il problema è che questo stato di attivazione può diventare la nuova normalità a cui corpo e mente si abituano.
In questo caso, quando finalmente arriva un momento di calma, il corpo non passa automaticamente dalla modalità “fare” alla modalità “riposare”.

Affinché il nostro sistema nervoso capisca che possiamo mollare, ha bisogno di tempo, di sicurezza e (possibilmente) di percepire un reale calo delle richieste ambientali.

Quando rallentiamo, iniziamo ad ascoltarci

Durante i periodi più intensi siamo molto focalizzati su ciò che dobbiamo fare.
Le giornate sono piene, i pensieri corrono veloci e il tempo sembra non bastare mai.
Questa continua attività può, almeno temporaneamente, tenere nascoste alcune sensazioni fisiche ed emotive.

Quando rallentiamo, invece, lo spazio aumenta.
Spazio in cui possono finalmente farsi sentire la stanchezza che avevamo accumulato, le emozioni che avevamo soffocato o ignorato, le preoccupazioni che fino a quel momento erano rimaste coperte dal ritmo della quotidianità.

Questo significa che non è il riposo a farci stare peggio!
Fermarsi non è nocivo (anzi!), ma ci permette – o obbliga – a sentire tutto quello che non abbiamo ascoltato e percepito fino a quel momento.

Se lo facessimo ogni giorno, a fine giornata o durante una pausa, forse non sarebbe così travolgente quando andiamo in vacanza per qualche giorno o settimana…

La stanchezza non si sente mentre corri

Molte persone raccontano di ammalarsi proprio il primo giorno di vacanza.
Altre dormono per ore nei primi giorni, lamentando di perdere così tempo prezioso in cui avrebbero fatto altro.

Questo fenomeno non è insolito.

Quando siamo molto attivati, talvolta l’organismo rimanda alcuni segnali per permetterci di continuare a far fronte agli impegni quotidiani. Quando la pressione a fare diminuisce, quei segnali si fanno sentire, spesso tutti insieme.

È un po’ come accorgersi del rumore del frigorifero soltanto quando la casa torna silenziosa.
Il rumore c’era anche prima, ma era coperto da tutti gli altri.

Il ruolo delle nostre aspettative

Per molte persone, le vacanze sono sempre più di frequente accompagnate da aspettative molto alte.

Finalmente mi rilasserò e sarò felice.
Recupererò tutte le energie.
Farò un sacco di cose belle.

Quando questo non succede, quelle nostre aspettative rimangono deluse e – cosa assai comune – si genera una forte frustrazione.

Ci chiediamo perché non riusciamo a goderci il momento, ci sentiamo in colpa perché “dovremmo essere contenti” e iniziamo a giudicare il nostro sentire e il nostro stare.
Paradossalmente, alcuni tipi di aspettative sul riposo rischiano di trasformare le vacanze in un’altra performance da svolgere al meglio. Magari che sia anche instagrammabile.

Rilassarsi è un processo, non una prestazione

La verità è che non sia più abituati a non-fare, pur abitando nel paese del “dolce far niente” che tanti all’estero ci invidiano.

Per questo, il riposo non è qualcosa che possiamo raggiungere semplicemente mettendo in pausa il lavoro. È un processo che richiede tempo, oggigiorno più di una volta.

A volte al corpo servono alcuni giorni per trovare un ritmo diverso, a cui non è abituato e che quindi può percepire come “non corretto”.
Sarebbe utile concedersi momenti di rallentamento anche durante l’anno, invece di concentrare tutto il recupero in pochi giorni di ferie, un paio di volte all’anno.

Non è cura di sé se si aspetta di essere completamente esausti per fermarsi (o che sia il corpo a dire basta!).
Dovremmo invece imparare a riconoscere i segnali di fatica prima che questa diventi insostenibile, anche perché più a lungo tiriamo la corda, più difficile e lungo sarà il recupero.

Come può aiutare un percorso di sostegno psicologico

Se ogni momento di pausa diventa fonte di inquietudine, se il riposo è accompagnato da un senso costante di colpa o se il bisogno di essere sempre produttivi rende impossibile rallentare, può essere utile darsi modo di capire meglio cosa stia succedendo.

In un percorso di sostegno psicologico, non esistono tecniche valide e uguali per tutti per “imparare a rilassarsi”. Si esplora, piuttosto, il rapporto che ciascuno ha costruito con il tempo, con la produttività e con il proprio valore personale.

Per alcune persone fermarsi significa incontrare emozioni che per molto tempo sono state represse perché ritenute inaccettabili o inaffrontabili. Altri, nel riposo, si confrontano con il timore di non essere abbastanza se non stanno facendo qualcosa “di utile” .

Prendere consapevolezza di questi meccanismi può aiutare a costruire un rapporto più equilibrato con il fare e con il non-fare, riconoscendo che staccare e riposare non è un lusso o una ricompensa da meritare, ma un bisogno fondamentale di ogni essere vivente.

Se ti capita di stare peggio proprio quando sei in vacanza, ricorda che probabilmente il tuo corpo e la tua mente stanno cercando un nuovo equilibrio dopo un periodo trascorso in allerta.

E puoi chiedere a te stesso/a
Da quanto tempo sto chiedendo al mio corpo di aspettare, prima di ascoltarlo?

Riferimenti bibliografici per approfondire

  • Porges, S. W. (2018). Guida pratica alla teoria polivagale. Giovanni Fioriti Editore.

  • Kabat-Zinn, J. (2021). Vivere momento per momento. Corbaccio.

  • McEwen, B. S. (1998). Protective and damaging effects of stress mediators. New England Journal of Medicine, 338(3), 171-179.

  • Chrousos, G. P. (2009). Stress and disorders of the stress system. Nature Reviews Endocrinology, 5(7), 374-381.

ATTENZIONE!
I contenuti di questo blog sono informativi e non sostituiscono una valutazione clinica.

Non possono essere utilizzati per fare diagnosi né come indicazioni terapeutiche.
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