La nostalgia di agosto
Perché la fine dell’estate e delle vacanze mi mette tristezza?
È la seconda metà di agosto.
Magari mancano ancora un paio di giorni, ma inizi già a pensare al ritorno. Alle valigie da rifare, al viaggio, alla sveglia che tornerà a suonare, alle mail che probabilmente ti stanno aspettando.
Guardi il mare, la montagna o, semplicemente, le giornate più lente che hai vissuto e pensi “È già finita”.
Può comparire una sensazione di malinconia, a volte persino una vera e propria tristezza. E può sembrare strano; dopotutto stai semplicemente tornando a casa, alla tua vita.
Ma la tristezza alla fine delle vacanze non riguarda necessariamente il fatto di non voler tornare.
A volte ha a che fare con qualcosa di molto più semplice e profondamente umano: la fatica di lasciare andare qualcosa che ci ha fatto stare bene.
Ogni fine è una piccola separazione
Siamo abituati a pensare alle vacanze come a una pausa tra un prima e un dopo.
Ma dentro quella pausa costruiamo comunque una certa quotidianità.
Cambiano gli orari, i luoghi, le persone che vediamo, quello che facciamo appena svegli.
Magari dormiamo di più, mangiamo diversamente, trascorriamo più tempo all’aperto o con persone che durante l’anno vediamo poco.
Anche quando durano soltanto qualche giorno, le vacanze possono diventare uno spazio con ritmi, abitudini e riferimenti propri.
E poi quel tempo finisce.
Provare un po’ di tristezza non vuol dire che la nostra vita quotidiana non ci piace o non ci appaga.
È un’emozione che parla del fatto che passare da una fase all’altra richiede un piccolo riadattamento.
Stiamo lasciando qualcosa per tornare a qualcos’altro di diverso.
È proprio la vacanza che ci manca?
“Vorrei restare qui per sempre.”
Capita di pensarlo, in un determinato luogo, in un momento felice.
Ma siamo sicuri che sia davvero il luogo ciò che non vogliamo lasciare?
Forse in vacanza dormivamo meglio.
Avevamo meno fretta.
Guardavamo meno il cellulare.
Avevamo più tempo per parlare con il partner, giocare con i figli, leggere, camminare, stare da soli.
Oppure semplicemente non sentivamo continuamente di dover essere produttivi.
Allora forse ciò che ci manca non è soltanto la vacanza.
Piuttosto, ci manca il modo in cui stavamo quando eravamo lì.
La nostalgia può raccontarci ciò di cui abbiamo bisogno
Siamo abituati a considerare spiacevoli le emozioni che accompagnano una fine e, di conseguenza, a volerle mandare via velocemente.
Ma la nostalgia (come tutte le emozioni) ha sempre qualcosa da raccontarci.
Se mi manca profondamente il fatto di avere tempo per me, forse durante l’anno me ne regalo troppo poco.
Se mi manca svegliarmi senza sentirmi già in ritardo, forse il ritmo delle mie giornate merita attenzione.
Se mi manca parlare con il mio partner senza avere mille cose da fare contemporaneamente, forse quella relazione avrebbe bisogno di più spazi anche nella quotidianità.
Se mi manca non fare niente, forse sono diventato così abituato a riempire il tempo da concedermi il riposo soltanto quando sono ufficialmente “in ferie”.
Non possiamo trasformare tutto l’anno in una vacanza, certo.
Ma possiamo chiederci che cosa, di quel modo di vivere e stare, ci ha fatto bene.
Non serve ricreare a casa tutta la vacanza
Quando le ferie finiscono, spesso compare anche il proposito di “non perdere” il benessere conquistato (e meritato).
Continuerò a camminare ogni giorno.
Leggerò di più.
Terrò il telefono lontano.
Mi prenderò più tempo per me.
Poi ricomincia la routine e, inevitabilmente, molte di queste intenzioni si scontrano con orari, responsabilità e imprevisti della vita quotidiana.
E allora ci sentiamo frustrati, quasi arrabbiati, con noi stessi o con il lavoro, gli altri, gli impegni.
Perchè l’errore ingenuo è cercare di ricreare a casa la vita delle vacanze.
Non possiamo farlo, non funziona così (almeno per molti).
Potremmo scegliere una cosa, invece.
Una soltanto.
Un’abitudine, uno spazio, un ritmo che ci siamo accorti di desiderare e che vorremmo provare a proteggere anche quando ricominceranno le giornate normali.
Non con l’obiettivo di rendere la nostra quotidianità perfetta, ma per non lasciare completamente “in vacanza” una parte di noi che abbiamo scoperto stare bene.
Alla fine, è soprattutto lei a mancarci prima ancora di finire le vacanze.
Come può aiutare un percorso di sostegno psicologico
Se il ritorno dalle vacanze porta con sé una tristezza molto intensa o se ogni pausa fa emergere un forte desiderio di fuggire dalla propria quotidianità, può essere utile fermarsi ad ascoltare ciò che quella sensazione sta raccontando.
In un percorso di sostegno psicologico non si lavora per convincersi che “bisogna essere contenti di tornare”.
Può essere invece uno spazio in cui osservare che cosa cambia quando siamo lontani dalla nostra vita abituale, quali bisogni trovano finalmente spazio e quali parti di noi tendiamo a sacrificare quando torniamo ai ritmi di sempre.
La malinconia di fine estate potrebbe suggerirci che qualcosa, nella vita che abbiamo già, avrebbe bisogno di trovare un po’ più di spazio.
La fine di qualcosa non cancella ciò che abbiamo vissuto
Possiamo anche lasciarla esistere quella malinconia lì.
Essere tristi perchè qualcosa finisce non significa che ci sia qualcosa che non va.
Il più delle volte, semplicemente, ci ricorda che quella cosa per noi è stata importante.
[Questo vale per tutte le fini, non solo quella delle vacanze.]
E, prima di pensare a tutto ciò che ci aspetta al rientro, potremmo farci una domanda: Che cosa mi manca davvero di questi giorni?
La risposta potrebbe raccontarci qualcosa non soltanto delle nostre vacanze, ma della vita alla quale stiamo tornando.
Riferimenti bibliografici per approfondire
- Wildschut, T., Sedikides, C., Arndt, J., & Routledge, C. (2006). Nostalgia: Content, triggers, functions. Journal of Personality and Social Psychology, 91(5), 975–993.
- Sedikides, C., Wildschut, T., Arndt, J., & Routledge, C. (2008). Nostalgia: Past, present, and future. Current Directions in Psychological Science, 17(5), 304–307.
- Sedikides, C. et al. (2016). Nostalgia fosters self-continuity: Uncovering the mechanism (social connectedness) and consequence (eudaimonic well-being). Emotion, 16(4), 524–539.
- Kurtz, J. L. (2008). Looking to the future to appreciate the present: The benefits of perceived temporal scarcity. Psychological Science, 19(12), 1238–1241.



