Perché il desiderio sessuale cambia nel tempo?
Desiderare non significa avere sempre voglia nello stesso modo, con la stessa intensità e nelle stesse condizioni.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Sessuale (4 settembre 2026), ho deciso di dedicare uno spazio ad alcune difficoltà molto comuni di cui, però, spesso facciamo fatica a parlare: il desiderio che cambia, la difficoltà a lasciarsi andare e quella di comunicare la propria sessualità all’interno della coppia.
Prendersi cura della propria salute sessuale non significa soltanto occuparsi di ciò che “non funziona”, ma imparare a conoscere e ascoltare una parte di noi, importante quanto le altre.
Il 4 settembre, sul blog di Studio Progetto Vita troverai il mio approfondimento sui concetti di salute e benessere sessuale.
Quando pensiamo al desiderio sessuale, spesso immaginiamo qualcosa che dovrebbe semplicemente esserci.
O c’è oppure non c’è.
E quando diminuisce rispetto all’inizio di una relazione, rispetto a qualche anno prima o rispetto a quello che consideriamo “normale”, può comparire rapidamente una domanda nella nostra mente:
“Che cosa c’è che non va?”
È il/la partner? Forse il rapporto?
Forse sono io…
Eppure, il desiderio sessuale non è una cosa che possediamo in quantità stabile e che dovrebbe rimanere uguale nel corso della vita.
Il desiderio cambia.
Può cambiare con l’età, con il corpo, con le esperienze che viviamo, con la relazione, con il nostro stato emotivo e con il momento di vita che stiamo attraversando.
E soprattutto può cambiare il modo in cui compare.
Il desiderio non arriva sempre prima
Per molto tempo la risposta sessuale è stata descritta prevalentemente attraverso modelli lineari: desiderio > eccitazione > orgasmo.
Anche Helen Singer Kaplan, alla fine degli anni Settanta, contribuì in modo fondamentale a riconoscere il desiderio come una fase specifica della risposta sessuale, accanto all’eccitazione e all’orgasmo.
Questi modelli hanno avuto un’importanza enorme per la sessuologia.
Ma la ricerca successiva ha mostrato che non tutte le esperienze sessuali seguono necessariamente questo ciclo.
Rosemary Basson, studiando la sessualità femminile e le relazioni di lunga durata, ha evidenziato quanto possa essere importante anche quello che oggi chiamiamo desiderio responsivo.
Responsivo significa che non sempre sentiamo prima il desiderio e poi cerchiamo un’esperienza sessuale.
A volte accade il contrario.
Possiamo iniziare da una situazione di neutralità, avvicinarci al partner perché desideriamo intimità o vicinanza e, se il contesto è piacevole e sufficientemente stimolante, sperimentare eccitazione e successivamente desiderio.
Non avere voglia “dal nulla” non significa necessariamente non provare più desiderio.
All’inizio di una relazione può sembrare tutto più semplice
Nelle prime fasi di una relazione la novità, l’attesa, l’incertezza, la scoperta dell’Altro e l’intensità emotiva possono rendere il desiderio più facilmente accessibile.
Con il tempo, inevitabilmente, il contesto cambia.
Ci conosciamo.
Costruiamo abitudini.
Magari iniziamo a vivere insieme.
Si aggiungono lavoro, responsabilità, figli, problemi economici, stanchezza, malattie, cambiamenti del corpo.
Questo non significa necessariamente che l’attrazione sia scomparsa, ma che il desiderio vive dentro la nostra vita, non fuori da essa.
Anche i modelli contemporanei della risposta sessuale sottolineano l’interazione complessa tra componenti cognitive, emotive, motivazionali, biologiche e contestuali.
Un desiderio, moltissime domande
Forse una domanda più interessante potrebbe essere:
“In quali condizioni il mio desiderio riesce a emergere?”
Mi sento riposato?
Mi sento desiderato?
Mi sento libero di dire sì ma anche di dire no?
C’è abbastanza tempo?
C’è intimità?
Ci sono stimoli che per me sono realmente erotici?
Riesco a essere presente oppure sto pensando ad altre cose?
Mi sento a mio agio nel mio corpo?
Ci sono rabbia, risentimento o conflitti che occupano lo spazio della relazione?
La sessualità non avviene nel vuoto. E cercare di comprendere il desiderio richiede di allargare lo sguardo a tutto ciò che lo circonda.
Quando il confronto con il passato diventa un problema
“Prima lo facevamo continuamente.”
“Una volta avevo molta più voglia.”
“All’inizio bastava guardarci.”
Il confronto con le fasi iniziali della relazione (o con periodi di vita precedenti, altre età) può essere comprensibile, ma rischia di trasformare una fase della nostra vita sessuale nel parametro con cui giudichiamo tutte le altre.
La sessualità di una coppia che sta insieme da dieci anni non deve necessariamente assomigliare a quella dei primi sei mesi.
Così come il nostro desiderio a quarant’anni non deve necessariamente essere identico a quello che avevamo a venti.
La sessualità attraversa l’intero arco della vita e risente di fattori biologici, psicologici, relazionali e socioculturali. Anche l’OMS sottolinea che la salute sessuale riguarda l’intero ciclo di vita. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Cambiare non significa necessariamente peggiorare.
Quando il calo del desiderio ci fa soffrire
Questo non significa che ogni cambiamento debba semplicemente essere accettato senza porsi domande.
Una riduzione significativa o persistente del desiderio può essere associata a moltissimi fattori: condizioni mediche, cambiamenti ormonali, farmaci, dolore, stress, umore, immagine corporea, esperienze personali e dinamiche relazionali.
Per questo non sarebbe corretto cercare una spiegazione unica.
Soprattutto quando il cambiamento è improvviso, persistente o associato ad altri sintomi, può essere importante anche una valutazione specialistica/medica.
Quando invece il cambiamento genera sofferenza personale o difficoltà nella relazione, una consulenza sessuologica può aiutare a comprendere che cosa sta succedendo a quel desiderio, in quella persona e in quel momento della sua vita, senza partire dall’idea che esista una quantità “giusta” di desiderio da recuperare.
Forse il desiderio non è scomparso davvero
A volte continuiamo ad aspettarlo nella forma in cui eravamo abituati a riconoscerlo.
Spontaneo. Immediato. Travolgente.
Ma forse, nel frattempo, il nostro desiderio ha soltanto cambiato linguaggio.
La domanda migliore che possiamo fare a noi stessi allora è:
“Che cosa permette oggi al mio desiderio di trovare spazio?”
Riferimenti bibliografici per approfondire
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Kaplan, H. S. (1979), Disorders of Sexual Desire and Other New Concepts and Techniques in Sex Therapy, Brunner/Mazel.
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Basson, R. (2000), The female sexual response: A different model, Journal of Sex & Marital Therapy, 26(1), 51–65.
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Basson, R. (2002), Women’s sexual desire—Disordered or misunderstood?, Journal of Sex & Marital Therapy, 28(Suppl.1), 17–28.



