Invalidazione emotiva

Quando ciò che proviamo non viene riconosciuto, impariamo a non riconoscerlo nemmeno noi

Ci sono esperienze emotive che non fanno male solo per ciò che accade, ma per come vengono accolte — o non accolte — dall’Altro.

Frasi come

“Non è niente”
“Stai esagerando”
“Non dovresti sentirti così”
“Secondo me ti stai facendo solo un film”

sembrano tanto banali quanto innocue, e spesso vengono dette con l’intenzione di aiutare o calmare, ma nel tempo producono un effetto molto profondo nella persona che le riceve.

Quando le emozioni non vengono riconosciute, rischiano di perdere legittimità.
E, lentamente, possiamo imparare a fare lo stesso da soli, senza che nessuno ci dica “non è successo niente”.

Cos’è l’invalidazione emotiva

Per invalidazione emotiva si intende la mancata accoglienza, comprensione o legittimazione dell’esperienza emotiva di una persona.

Può essere esplicita (es. criticare, minimizzare ciò che la persona esprime) oppure implicita (es. rispondere con indifferenza, assenza di risposta).

Non sempre è intenzionale. Molto spesso nasce dalla difficoltà dell’Altro nel gestire le emozioni (le nostre e le sue), più che da una reale volontà di ferirci.

Il problema non è quando l’episodio è singolo e isolato, è la ripetizione nel tempo che produce effetti a livello psicologico, emotivo e cognitivo sulla persona.

Cosa succede quando le emozioni non vengono validate

Quando l’invalidazione è frequente, la persona può sviluppare alcune modalità ricorrenti e specifiche di rispondere alla propria vita emotiva:

  • dubitare di ciò che prova
  • faticare a riconoscere le emozioni
  • sentirsi tropp* o sbagliat*
  • oscillare tra ipercontrollo ed esplosione

In altri casi, può emergere un certo distanziamento emotivo: le emozioni ci sono, si attivano e mandano segnali, ma non trovano uno spazio sicuro in cui esistere, perciò le sentiamo meno e le teniamo distanti.

Nel tempo, questo può influenzare profondamente, e negativamente, la regolazione emotiva.

Invalidazione e regolazione emotiva

Per imparare a regolare le emozioni, abbiamo bisogno prima di tutto di riconoscerle.

Se un’emozione viene sistematicamente invalidata

  • non viene nominata
  • non viene compresa
  • non viene integrata

Quindi resta nel corpo come tensione interna non elaborata.

Questo può portare a due direzioni opposte ma collegate: ipercontrollo (es. non sentire, non mostrare le emozioni) oppure disregolazione (es. sentirle troppo, senza strumenti per modularle, arrivare a crisi emotive intense).

La regolazione emotiva si sviluppa all’interno di relazioni che diano un senso a ciò che proviamo, quando un Altro significativo riesce a sintonizzarsi con quello che sentiamo e lo accoglie.

È il risultato di come siamo stati visti, ascoltati e rispecchiati.
E può essere appresa, anche più avanti nella vita.

Dall’invalidazione alla costruzione di uno spazio interno

Il lavoro psicologico sull’invalidazione emotiva si concentra sul ricostruire uno spazio interno in cui le emozioni possano essere riconosciute, senza giudizio.

Questo significa imparare a dare un nome a ciò che si prova, distinguerne intensità e significato, restare in contatto con l’emozione senza esserne travolti.

L’invalidazione emotiva non riguarda solo il passato (i nostri genitori, gli insegnanti…) perchè può continuare nel presente, anche solo nel modo in cui parliamo a noi stessi.

Riconoscere questo meccanismo permette di costruire un dialogo interno diverso, più stabile, meno giudicante e di aumentare l’auto-regolazione emotiva.

Riferimenti bibliografici per approfondire
  • Linehan, M. M. (1997) Validation and psychotherapy
  • Fruzzetti, A. E. (2006) The role of validation in psychotherapy
ATTENZIONE!
I contenuti di questo blog sono informativi e non sostituiscono una valutazione clinica.

Non possono essere utilizzati per fare diagnosi né come indicazioni terapeutiche.
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