Non sentirsi visti: il bisogno di riconoscimento e la costruzione del valore di sé

Sentirsi invisibili può anche non durare per sempre

Non sentirsi visti fa male perché tocca un bisogno umano profondo:
quello di essere riconosciuti nella propria esperienza.

Il dolore non nasce solo dall’assenza dell’Altro, ma dalla sensazione che ciò che siamo non abbia spazio, diritto di essere, risposta.

Quando l’invisibilità diventa una ferita

Sentirsi invisibili non è un destino, ma spesso una storia appresa.
Può derivare da relazioni in cui non c’era ascolto emotivo, o in cui essere se stessi non era possibile.

Col tempo, questa esperienza può trasformarsi in una convinzione interna:
“Non valgo abbastanza per essere visto”, “Non sono meritevole di approvazione e amore”.

Costruire uno sguardo interno

Il percorso psicologico lavora su un passaggio delicato:
dalla dipendenza dallo sguardo dell’Altro alla costruzione di uno sguardo interno più stabile.

Quando impariamo a riconoscerci, possiamo tornare a incontrare l’Altro non per essere confermati, ma per entrare in relazione.
E sentiremo, finalmente, che dentro quella relazione non verremo distrutti, qualunque cosa accada.

Il riconoscimento non è solo essere visti.
È sentirsi legittimati a esistere così come si è.
E meritiamo di imparare a essere noi stessi i primi a farlo.

Riferimenti bibliografici per approfondire
  • Jessica Benjamin (1988). The Bonds of Love
  • Donald Winnicott (1965). The Maturational Processes
  • Allan Schore (2012). The Science of the Art of Psychotherapy
ATTENZIONE!
I contenuti di questo blog sono informativi e non sostituiscono una valutazione clinica.

Non possono essere utilizzati per fare diagnosi né come indicazioni terapeutiche.
Se senti il bisogno di supporto, rivolgiti a psicologi o psicoterapeuti iscritti all’Albo.